Esposizione al rischio legionella

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Ormai da tempo vi parlo della necessità e dell’obbligo di effettuare la valutazione di tutti i rischi ai quali risultano esposti i lavoratori. Molto sottovalutato è il rischio di contrarre la “malattia del legionario”. Il suo nome deriva dal fatto che il batterio che ne è causa fu identificato per la prima volta nel 1976 su un gruppo di partecipanti a un raduno della Legione Americana in un hotel di Philadelphia; ben 221 persone contrassero la malattia e 34 morirono.

La contrassero a causa della presenza del batterio killer all’interno dell’impianto di condizionamento.

In altri casi la malattia del legionario viene contratta facendo la doccia. La “cipolla” che eroga l’acqua, suddivide il getto producendo micro goccioline. Qualora fosse presente il germe patogeno lo stesso sarebbe inalato dall’individuo, che se immunodepresso, potrebbe contrarre la malattia. La malattia si contrae esclusivamente inalando il batterio patogeno.

Situazioni che potrebbero verificarsi nell’ambito dei luoghi di lavoro dove gli addetti al food and beverage effettivamente operano.

Contesto in Italia

Complessivamente, sono pervenute all’Istituto Superiore di Sanità 1.569 schede di sorveglianza relative ad altrettanti casi di legionellosi; di questi, 1.548 sono casi confermati e 21 sono casi probabili.

Fattori di rischio e possibili esposizioni

Un’esposizione a rischio nei 10 giorni precedenti l’inizio dei sintomi è stata riportata dal 21,2% dei soggetti. Dei 1.569 casi notificati, 200 casi (12,7%, tra cui anche 9 turisti stranieri ammalatisi durante il soggiorno in Italia) avevano pernottato almeno una notte in luoghi diversi dall’abitazione abituale (alberghi, campeggi, navi, abitazioni private), 82 (5,3%) erano stati ricoverati in ospedale, 38 casi (2,4%) erano residenti in case di riposo per anziani o RSA o strutture di riabilitazione, 13 casi (0,8%) avevano altri fattori di rischio (carceri, comunità chiuse).

Inoltre 20 casi (1,3%) classificati come comunitari hanno riportato di aver frequentato piscine e 16 casi (1,0%) di aver ricevuto cure odontoiatriche. Per il 78,8% dei casi non è stato riportato alcun fattore di rischio specifico e pertanto, data l’ubiquitarietà del microrganismo negli ambienti sia naturali sia di vita e di lavoro, tali casi vengono definiti di origine comunitaria.

Come prevenire

La valutazione dei rischi deve comprendere una sezione nella quale venga menzionata la possibile esposizione al rischio legionella qualora sia presente un impianto di condizionamento ovvero gli addetti facciano la doccia sul posto di lavoro.

Dovrà essere considerato il tipo di manutenzione al quale viene sottoposto l’impianto aeraulico (condizionamento).

Analogamente dovranno essere previsti interventi per decalcificare le “cipolle” delle docce, in quanto la Legionella trova un habitat ideale nel calcare che si deposita nelle tubazioni.

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Autore

Michele Nogara

Specialista in Ispezione degli Alimenti di origine Animale (ASL Como – Albo Milano n.2421)
Auditor Sistemi Gestione Salute e Sicurezza OHSAS 18000
Auditor Sistemi Gestione Qualità ISO 9000
Auditor Sistemi Gestione Sicurezza Alimentare ISO 22000
RSPP abilitato per tutti i macrosettori ATECO

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